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Lisistrata

28

Novembre

Lisistrata parla di guerra. O meglio, parla di chi non ne può più di subire o fare la guerra.

Il paradosso di Aristofane, a distanza di secoli, mi appare tutt’altro che un paradosso: se le donne di tutti i fronti di guerra si unissero sotto la bandiera della pace, negandosi ai mariti o ai propri compagni, non cesserebbero gli scontri armati e le battaglie?

Ma spingiamoci oltre, oltre la rigida definizione di genere: se davvero chiunque, uomo o donna che sia, opponesse alla volontà di guerra lo sciopero del sesso, non si otterrebbe la pace?

Lisistrata parla d’amore, un amore laico, potente, felice e giocoso. Questo mi sorprende e commuove.

«Fate l’amore, non fate la guerra!» recitava un noto slogan pacifista degli anni Sessanta.

Cinesia e Mirrine si amano, i vecchi e le vecchie ritrovano lo spirito e la complicità di coppia di un tempo. L’astinenza dall’atto sessuale non è mai descritta in quest’opera come un mero bisogno meccanico, ma come naturale prolungamento, meravigliosamente concreto e dunque corporeo, di un caldo sentimento di unione e condivisione, che vuole la vita e non la morte.

Di fronte ai continui femminicidi, alla drammatica quanto insopportabile discriminazione di genere, di fronte a quella che, per certi versi, mi appare oggi come una vera e propria crisi delle coppie etero – e forse di tutte le coppie, ma restiamo su quelle etero –, Lisistrata ci suggerisce la strada: reimparare la grammatica dell’amore.

Che, se non ce l’hai, sei perduto; che, se non ce l’hai, poi fai la guerra.

Uomo e donna, oggi, che tornano ad amarsi e rispettarsi: ecco la vera rivoluzione!

Sappiamo bene che al mondo non sono solo e sempre gli uomini a volere la guerra: ci sono anche donne, nell’esercito e nei più importanti luoghi di potere, a volerla. Sarebbe riduttivo, oggi, pensare alla donna assolutamente pacifista e all’uomo assolutamente guerrafondaio.

Credo che esistano due forze, due principi dentro ogni essere umano, al di là del genere biologico: il principio maschile e quello femminile.

Il principio maschile è un principio normativo, che si fonda sulla legge del più forte per mantenere la pace e, dunque, il suo strumento principale per dirimere i conflitti è la guerra.

È certamente il principio maschile ad aver prevalso nella storia umana, il principio fallico sul quale si fonda il patriarcato, che ha represso e schiacciato l’altra forza, l’altro principio, quello femminile.

Il femminile è un principio creativo, generativo, anarchico, vitale, a volte caotico, sicuramente complesso, che si fonda sulla legge di natura e, dunque, sull’istinto di sopravvivenza. I suoi strumenti sono l’accoglienza e l’accudimento.

L’azione del tessere, così centrale nel testo in quanto metafora del buon governo, è un’azione tipicamente femminile, ed è un’azione che lega, unisce e protegge.

Cosa sarebbe il mondo se a prevalere fosse proprio la forza del femminile?

Questi temi rendono Lisistrata eterna e, come tale, ho cercato di costruire, con i miei straordinari collaboratori, uno spettacolo che non avesse un tempo definito, giocando a citare continuamente l’antico e il contemporaneo.

Ho cercato la danza dei corpi, l’ebbrezza dei fanciulli, la concretezza dei corpi.

Ho cercato leggerezza e grazia, anch’esse così indissolubilmente legate alla sfera del femminile, anch’esse portatrici di un messaggio semplice e rivoluzionario di pace.

Si ride, si ride moltissimo in Lisistrata, ma di una risata profonda che ci libera e ci predispone all’amore più bello, quello degli uni con gli altri, avvinti tutti dalla meravigliosa fragilità e contraddizione della nostra condizione umana.

Serena Sinigaglia

24

Gennaio

Lisistrata

23

Gennaio

Lisistrata

Il Teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto la terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco.

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