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“In questa luce, in quest’ombra nera…” Trio Hermes e Guido Barbieri

Le vite parallele di Francisco Goya e Ludwig van Beethoven

07

Luglio
Ensemble musicale
Testo e voce narrante

Nel bicentenario della morte di Ludwig van Beethoven,
avvenuta a Vienna il 26 marzo 1827.

TRIO HERMÈS
Ginevra Bassetti violino
Francesca Giglio violoncello
Greta Maria Lobefaro pianoforte

Guido Barbieri testo e voce narrante
Piergiorgio Casotti video scenografia

Ludwig van Beethoven
Trio con pianoforte in si bemolle maggiore op. 97 “Arciduca”



Ludwig van Beethoven e Francisco Goya non si sono mai incontrati nel corso della loro esistenza. E probabilmente non hanno mai sentito parlare l’uno dell’altro.

Nelle lettere e nei Quaderni di conversazione lasciati da Beethoven il nome del pittore spagnolo non appare mai. E nella generosa corrispondenza di Goya, l’autore della Nona Sinfonia non riceve mai il dono di una citazione.

Eppure questi due uomini, dal destino contrastato e infelice, entrambi ghermiti dalla sordità, possiedono molti tratti comuni. Al punto che Michel Butor, scrittore francese appartenente alla temperie del nouveau roman, ha intitolato La casa del Sordo – dal nome della dimora nella quale Goya trascorse gli ultimi anni della propria vita – un originale tentativo letterario di attribuire un significato descrittivo alle Variazioni Diabelli di Beethoven.

Ma non è soltanto la malattia dell’udito a disegnare un ponte immaginario tra questi due artisti.

Goya e Beethoven nascono in epoche diverse, l’uno nel 1746 e l’altro nel 1770, ma scompaiono ad appena un anno di distanza: rispettivamente nel 1828 e nel 1827.

I primi sintomi della sordità, invece, appaiono in anni molto vicini: Goya avverte i primi segnali di indebolimento dell’udito nel 1792, Beethoven appena quattro anni più tardi, nel 1796.

Per entrambi, l’affacciarsi della malattia provoca una metamorfosi radicale nel comportamento sociale e nei tratti del carattere.

Goya rinuncia quasi completamente alla vita pubblica e si ritira in una dimora nei dintorni di Madrid chiamata, per ironia della sorte, Quinta del Sordo, la “Casa del Sordo”.

Anche Beethoven seguirà la medesima strada, ritirandosi in una brusca e scontrosa solitudine e arrivando persino all’idea, come rivela nel cosiddetto Testamento di Heiligenstadt, di togliersi la vita.

Ma è nella parte conclusiva delle loro rispettive esistenze che le vie parallele si fanno più vicine.

Tra il 1819 e il 1823 Goya realizza le sue celebri Pinturas negras, le Pitture nere, un ciclo di quattordici dipinti dai soggetti crudi e violenti.

Non si tratta però di opere destinate al pubblico, ma di “pitture da camera”, di carattere intimo e privato. Il pittore le realizza infatti con la tecnica dell’olio su muro, negli spazi vuoti della propria casa, tra le porte e le finestre della Quinta del Sordo.

Nello stesso periodo Beethoven scrive alcune delle opere più radicali della sua tarda stagione creativa: le ultime quattro Sonate per pianoforte, le Variazioni Diabelli, il Quartetto op. 127 e la Missa solemnis.

Anch’esse, esclusa naturalmente la Messa, sono opere “private”, frutto di un pensiero musicale interiore ed estranee a ogni dimensione forzatamente pubblica.

Ma le similitudini proseguono anche post mortem: quando le spoglie di Goya vengono riesumate, nel 1888, si scopre che la testa del pittore è stata trafugata e non sarà mai più ritrovata.

A pochi giorni dalla morte di Beethoven, le cronache di Vienna riportano lo strano episodio di un misterioso acquirente che si dice disposto a pagare una somma ingente al direttore del Cimitero Centrale di Vienna per ottenere in cambio la testa del compositore.

L’affaire va in fumo, ma mette in luce una forma di bizzarro feticismo, che a suo tempo aveva interessato anche Cartesio, per il “teschio d’artista”.

Il “concerto con parole” progettato dal Trio Hermès insieme a Guido Barbieri cerca dunque di portare alla luce il dialogo a distanza tra Goya e Beethoven immaginato, in modo del tutto astratto, da Michel Butor.

Nucleo pulsante del programma è il più esteso e impegnativo dei Trii per pianoforte di Beethoven, ossia il Trio op. 97 detto “dell’Arciduca”, un monumentum legato al momento forse più nero della vita del compositore.

È Beethoven stesso a eseguirlo al pianoforte l’11 aprile 1814, al Römisch-König Hotel di Vienna. Al termine dell’esecuzione, però, Ludwig si rende conto che la sua sordità, ormai totale, gli impedisce di suonare.

Non si siederà mai più, in pubblico, davanti a un pianoforte.

Ai quattro movimenti di questa pagina colossale, della durata di quasi cinquanta minuti, si alternano due racconti intarsiati l’uno nell’altro: da una parte gli ultimi anni della vita di Goya, segregato nella Casa del Sordo; dall’altra l’epoca estrema della vita di Beethoven, prigioniero della propria sordità e ripiegato nelle inquietudini, nei tormenti e nelle abissali profondità della propria scrittura musicale.

Accompagna la narrazione una video scenografia basata sulle pitture che Goya realizza durante la propria auto-segregazione tra le pareti della Quinta del Sordo, lontana da Madrid.

Durante gli intermezzi narrativi che separano i movimenti del Trio, scorre su uno o più schermi un’“indagine visiva”, firmata dal videomaker Piergiorgio Casotti, intorno alle quattordici Pinturas negras.

Non si tratta, dunque, della semplice proiezione dei dipinti, bensì di una lettura in profondità che mette in risalto dettagli apparentemente secondari, particolari nascosti, macchie di colore, scie di luce e proiezioni di ombre.

Una telecamera virtuale si immerge nei dipinti e li percorre in tutte le direzioni possibili, creando una “visione in movimento” ispirata alla geniale interpretazione delle opere di Goya lasciata da Yves Bonnefoy, il maggiore poeta francese del Novecento.

Nel finale del racconto emerge un singolare sincronismo: l’ultima dimora di Beethoven, quella nella quale muore il 26 marzo 1827, è un edificio situato fuori dalle mura della città chiamato, per motivi storici, Altes Schwarzspanierhaus.

Un’espressione che significa letteralmente: “L’antica casa spagnola nera”.

Può essere soltanto una coincidenza?

Guido Barbieri

07

Febbraio

“In questa luce, in quest’ombra nera…” con Trio Hermes e Guido Barbieri

Le vite parallele di Francisco Goya e Ludwig van Beethoven